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vitiligine

Vitiligo

sezione a cura di:
Raffaele Longobardi

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prima/dopo


L’osservazione della patologia della vitiligine in gemelli omozigoti ha permesso di evidenziare l’esistenza di una predisposizione genetica. Traumi psicofisici o affettivi sono spesso riportati dai pazienti come fattori precipitanti o scatenanti. La vitiligine è caratterizzata da macule ipocromiche o acromiche (bianco latte), con bordi irregolari e convessi. L’espansione della lesione è solitamente centrifuga e le chiazze tendono a confluire mantenendo le stesse caratteristiche. L'esame alla luce di Wood è importante, specie nei soggetti di pelle chiara, che presentano la vitiligine a livello perioculare e labbiale, in quanto permette di evidenziare le chiazze ipocromiche, clinicamente poco o affatto evidenti, e dunque di definire la vitiligine. Esistono numerosi trattamenti che non hanno ancora dato risultati soddisfacenti.
Terapia farmacologica
In prima istanza, i trattamenti farmacologici ormai protocollati sono la terapia corticosteroidea topica e la fotochemioterapia con psoraleni per via topica/orale. Si è talvolta rivelato utile l'uso di antiossidanti orali (vitamica C, E, betacarotene).
Terapia chirurgica e fotoirradiante
Condizione base per procedere al trattamento chirurgico della vitiligine è il raggiungimento della stabilità clinica della malattia. le principali tecniche chirurgiche sono quelle di graft, minigrafting e la dermoabrasione con applicazione di 5 fluouracile topico per l'insorgenza di effetti collaterali. Approcci terapeutici in fase sperimentale hanno dato risultati promettenti nelle forme stabili della vitiligine. Si tratta di innesti di epidermide pigmentata autologa, o di melanociti autologhi (dalla stesso soggetto), espansi in cultura e non, su cute depigmentata. La foto chemioterapia o PUVA terapia, basata sull’impiego di psoraleni (5-metossipsoralene, 8 metossipsoralene), topici e/o sistemici, seguiti da esposizione a radiazioni UVA, rappresenta un trattamento efficace, ma potenzialmente può dar luogo ad alterazioni molecolari che possono dar luogo all’insorgenza di tumori cutanei. In alternativa a questa terapia, è stata dimostrata l’efficacia delle radiazioni NB UVB, con un picco massimo di emissione attorno ai 311-312 nm. Generalmente questa terapia viene effettuata 2 volte a settimana e non richiede l’uso di fotosensibilizzanti. L’associazione di prodotti ad uso topico, analoghi della vit. D3, alla fototerapia, inducono una ripigmentazione in tempi più brevi rispetto all’uso dei soli NB UVB. Sono stati recentemente messi a punto dei dispositivi in grado di generare un fascio UVB ad alta potenza, con una frequenza molto vicina a quella dei NB UVB (308 nm). Tali apparecchiature derivano da sorgenti ad eccimeri e possono essere sia di tipo laser che non. I vantaggi della MEL (non laser)308 nm rispetto alla sorgente laser sono rappresentati dai minori costi di gestione e la contemporanea possibilità di di trattare aree grandi e piccole nel corso della stessa sessione di fototerapia. I laser ad eccimeri 308 nm, posseggono un fascio luce più piccolo che richiede un maggior numero di trattamenti per coprire tutta l’area lesionale. L’efficacia del trattamento MEL 308 nm nel trattamento della vitiligine nell’indurre la ripigmentazione è stato documentato attraverso acquisizione digitale delle immagini e la sovrapposizione dei risultati acquisiti, anche con un calcolo preciso di ripigmentazione. Per ogni paziente si è definita una lesione target. Le lesioni target sono state trattate con la MEL 308 nm due volte a settimana (in giorni non consecutivi) per un totale di 6 mesi. La dose iniziale corrispondeva al 70% della minima dose eritemigena (MED) misurata su cute non affetta. Poi si procedeva con graduali incrementi, salvo mantenerla costante in caso di eritema. Il trattamento con MEL 308nm ha determinato un'eccellente ripigmentazione su 25/57 pazienti (47.3%), una buona ripigmentazione in 20/57 (35%) ed una modesta ripigmentazione in 10/57 (16.7%) dopo una media di circa 30 trattamenti. Il trattamento è stato ben tollerato da tutti i pazienti e l'unico effetto collaterale riportato è stata la comparsa di un lieve eritema. I NB UVB costituiscono il trattamento di prima sceltanei soggetti affetti da vitiligine. L'energia viene convogliata solo sulla superficie da trattare, eliminando l'esposizione ai raggi UV della cute non affetta. Questo aspetto è fondamentale, sebbene non sia ancora dimostrata correlazione tra esposizione a NB UVB e incidenza di tumori cutanei.

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Ultimo aggiornamento: 30/09/2011